Oggi canto Baroni, quelle canzoni che quando ti tornano in mente, in qualche modo smuovono quella puntina in fondo allo stomaco che torna a pungere. Mi investe una strana irrequietezza, un calore provato poche volte e mi si stampa sulla faccia un sorriso. E' il sorriso di chi ha vissuto qualcosa di bello, di chi passo dopo passo è cresciuto ed oggi vede che le scelte che ha fatto, in qualche modo ripagano. Ed a quel sorriso non può non seguirne un altro che risponde come fosse una volée, agli schiaffi presi tanto tempo fa. Poi mi dico che quell'alzata di spalle, quella frase buttata là, il Let it be di Paul McCartney alla fin fine aveva il suo perchè, solo che allora, tanto tempo fa, non lo potevo capire.
Oggi sì.
La solitudine in questo periodo è la mia più grande amica. Quel luogo silenzioso, fatto di pensieri e musica, che mi culla, che mi tranquillizza, in cui riesco a mettere in fila tutti i ragionamenti non solo della giornata, ma forse, dell'intera vita. Dubbi ed incertezze che costellano il mio tempo e tra le quali mi barcameno come posso. Non credo a chi ha le ricette pronte in tasca, a chi mi dice "Fai così e vedrai che ogni cosa va al suo posto", non concepisco un mondo che vada a posto da solo, senza che io possa metterci mano o l'accettazione incondizionata degli eventi. Non è vivere, è galleggiare in un mare che talvolta ti culla e talaltra ti travolge. E allora ci rimugino su, su quella fiducia che se n'è andata ed ora latita, su quei dubbi che continuano a riaffacciarsi all'orizzonte...
Già che passo da ste parti, cari amici vicini e lontani
Tanti auguri di Buone Feste
e che sia un Natale ed un Nuovo Anno
ricco di serenità e di sogni che si avverano
Ho riletto qualche post qua e là.
Mi è scesa una lacrima. Furtiva, solitaria. Sincera.
Forse non sono andata tanto lontana da allora...
Ci sono ancora canzoni che mi fanno battere il cuore, che mi commuovono.
Non tutti i cassetti possono essere chiusi.
Quante cose che non sai di me e che tengo chiuse qui dentro, nel cuore, che non saprai mai perchè sono solo mie. Le sto scoprendo anch'io, piano piano, mentre divento grande ed avanzo a testa alta nella vita. Di altre sto cercando di dimenticarmi, di metterci un pietrone sopra, ma non sempre è facile, specie quando sono legate con un filo stretto stretto ai momenti che oggi, che sono nel mio presente. E allora scivolo come sul ghiaccio in una specie di buco della memoria, che mi riporta indietro. Le pareti sono scivolose ed irte di spine, fatico a risalire, ma con le mani insanguinate pian piano torno su, rivedo la luce e con essa, la mia vita di oggi. Che mi piace, che mi fa sentire piena, piena di entusiasmo. Guardo il cielo azzurro e penso che un raggio di sole, dopo tante nubi, aspetta me, è tutto per me e mi scalda il cuore. Mi arrabatto come posso in questa vita che poco regala, che è avida di momenti sereni e nella quale non sempre una discesa segue ad una salita. Ci sono percorsi pieni di difficoltà, in cui ci si sente sopraffatti dalla stanchezza, dalla fatica, ci si vorrebbe arrendere, ma non è possibile. Non si può tornare indietro. Le scelte fatte, le decisioni assunte, sono già effetto, sono già conseguenza. La responsabilità è la mia. E per quello che ho fatto, giusto o sbagliato che sia, devo andare avanti, con serena speranza che qualcosa di buono arriverà anche per me. Con te non parlo molto del mio mondo. Mi riempio le orecchie dei tuoi racconti, della tua voce, del tuo entusiasmo, per non ascoltare i miei pensieri, per non lasciarmi prendere dallo sconforto se mi abbandono all'idea che è giunto il momento di cambiare, di fare un salto nel vuoto, come non ho mai fatto. Ho sempre misurato col bilancino le conseguenze delle mie azioni, ho assunto responsabilmente il rischio di ogni mia azione, ma questa volta non so cosa comporteranno le mie scelte, mi chiedo se ce la farò da sola, come ho sempre fatto. E tu lo sai che mi è difficile chiedere aiuto, voglio sempre fare da sola. Non voglio che gli altri si preoccupino per me. Lo sai, sono fatta così. Forse è solo paura la mia. Non sono spalle larghe le mie, ma spalle curve che temono di non trovare aiuto, allorquando lo chiederò. Ecco perchè faccio sempre da me. Ho paura di ricevere un no che suonerebbe come un nuovo ostacolo, un problema in più. Mi basto da sola come problema.
E non ho neppure imparato a risolvermi da sola.
Già. Ormai di qua non passo più, se non dando una scorsa ipermegavelocissima, giusto per controllare se vi siano commenti o messaggi vari. E dire che qualche tempo fa questo era il mio rifugio, il mio nascondiglio segreto - logico, segreto fino a un certo punto - però qui mi sentivo libera di esternare i miei sentimenti, di fissare su di un foglio virtuale quello che mi aveva colpito durante la giornata oppure quello che mi aveva turbato, i miei pensieri disordinati che chiedevano solo di essere ascoltati.
Ecco, forse un po' tutto questo mi manca. Mi manca il potermi guardare intorno con la lentezza di chi può permettersi di prendere tempo, di astenersi dal guardare l'orologio. Ora che questo non c'è, mi manca e allora mi rituffo in ciò che ho scritto, forse agognando un po' di quello stupore, di quell'entusiasmo che rendeva "da scrivere" e, dunque, da ricordare, bloccando tutto come in una sorta di istantanea, tutto quel che avevo intorno.
Corro, sempre, in continuazione e, se e quando mi fermo, sono talmente stanca che fatico anche solo a sedermi a tavola per mangiare. Temo in questo di inaridirmi, di diventare una sorta di automa che esegue compiti in automatico, talmente abituato a svolgere le sue mansioni, da dimenticarsi di se stesso e dei propri desideri.
Tante volte mi sono sentita rispondere "no, non mi va" oppure "no, non ne ho voglia". Prendi su e porta a casa. Quel no che sega a metà l'entusiasmo di una proposta, la voglia di condividere con qualcuno un'esperienza. E mi sono sempre adeguata a quel no, di chi decideva per se stesso e per me. Ho delegato le mie scelte, legandole ai desideri degli altri. Ed ho smesso di ascoltare i miei. Mi vien da sorridere ora, perchè penso a quelle bimbe alle quali viene chiesto cosa vogliano fare da grandi. Ebbene, io che grande non sono, o forse che quel "grande" non arriverà mai, non saprei cosa rispondere a quella domanda. Sono diventata qualcosa o no? Oppure, anche in questo caso, ho lasciato che qualcun altro o semplicemente gli eventi decidessero per me? Probabilmente il fatto stesso che mi ponga questa domanda, è un piccolo passo verso la ricerca di una risposta che ancora non ho per le mani.
Ma ci sto arrivando. Ora è il mio tempo.
Bei ricordi...
Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera testamento.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. E poi 'chi vince questa, vince tutto!'
Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly e Mark Lenders...'.
Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria','Candy Candy' e 'Giorgie'anche se mettevano tristezza.
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese,un tedesco e un italiano.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della CocaCola con l'albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIMBUMBAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era'Tutti i santi', mica Halloween.
Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
Noi che all'oratorio le caramelle costavano 50 lire.
Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini!!!!!
Noi che la merenda era la girella e il Billy all' arancia.
Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!!
Noi che guardavamo il Drive In con i paninari.
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
Noi che giocavamo col Super Tele perchè il Tango costava ancora 5 mila lire e.. 'stai sicuro che questo non vola...'
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli e sui muri.
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu, nero, argento e verde con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
Noi che avevamo l'Amiga o il Commodore 64..... mica la Playstation....
NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDANO.
NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON IMMAGINANO NEMMENO COSA SI SONO PERSI!!!
QUESTA E' LA NOSTRA STORIA...
Oggetto: Almeno l'italiano sallo!!!
1. Mi puoi disinnescare la segreteria telefonica? (Ordigni moderni...)
2. Soffro di vene vorticose. (Sarà un ballerino...)
3. Di fronte a queste cose rimango putrefatto! (Che schifo!)
4. In farmacia: Puoi darmi un 'una tantum'? (forse si chiama tantum verde?)
5. Quando muoio mi faccio cromare. (Valido!)
6. Arriva il treno, hai blaterato il biglietto? (.....)
7. Come faccio a fare tutte queste cose simultaneamente? Dovrei avere il dono dell'obliquità! (la torre di Pisa???)
8. Un'onda anonima ha travolto I surfisti. (e nessuno la sa riconoscere???)
9. Almeno l'italiano... Sallo! (Eh...)
10. Basta! Vi state coagulando contro di me! (trasfusione?)
11. E' nel mio carattere: quando qualcosa non va, io sodomizzo! (State gli lontano!)
12. Anche l'occhio va dalla sua parte... (Si chiama strabismo...)
13. Non so a che santo riavvolgermi. (Una video cassetta devota....)
14. Avete I nuovi telefonini GPL? (No mi spiace solo benzina!!!)
15. Il cadavere presentava evidenti segni di decesso. (Ma va?! Strano)
16. Prima di operarmi mi fanno un' autopsia generale. (Auguri!)
17. Vorrei un pacco di cotone idraulico. (Ha una perdita???)
18. Abbiamo mangiato la trota salmonellata. (Ancora auguri!)
19. Vorrei un'aspirina in supposte effervescenti. (Quando si dice faccia da culo...)
20.Vorrei una maglia con il collo a volpino. (Non era lupetto?....)
21. Devo andare dall'otorinolalinguaiatra. (che dire...)
22. Ho visitato palazzo degli infissi a Firenze. (....si ci sono infissi alle finestre e allora??)
23. Vorrei una pomata per l 'Irpef. (Herpes è difficile...)
24. Se lo sapevo glielo divo! (Ovvio...)
25. Usare il DDT fa diventare più grande il buco nell'Orzoro. (Addio colazione)
26. Tu non sei proprio uno sterco di santo. (Meno male...)
27. Tu l'hai letto il fu Mattia Bazar? (Antonella Ruggero???)
28. E' andato a lavorare negli evirati arabi. (Contento lui...)
29. Lo scontro ha causato 5 feriti e 10 confusi. (Uno dei confusi seitu??)
30. A forza di andare di corpo mi sono quasi disintegrata. (O disidratata??? Alla faccia della diarrea!)
31. Mia nonna ha il morbo di Pakistan. (....)
32. La mia auto ha la marmitta paralitica. (...e al posto dei cavalli ha le sedie a rotelle??)
33. Verrà in ufficio una stragista per il tirocinio. (Si salvi chi può!)
34. Sono momentaneamente in stand-bike. (L'attesa in bicicletta....)
35. Che lingua si parla in Turchia? Il turchese. (...è logico)
36. Davanti alla sua prepotenza resto illibato. (....si....)
37. Scendi il cane che lo piscio. (...guinzagliato però!!!!)
38. Da vicino vedo bene, è da lontano che sono lesbica. (Aiuto...)
39. C'è una peluria di operai. (Che schifo!!)
40. E' inutile piangere sul latte macchiato. (Meglio farlo su un bel cappuccino...)
41. Sono sempre io il cappio espiatorio (L' impiccato)
42. Beviamo una Magnum di Kruger. (salute)
43. Signora, vorrei 100 grammi di prosciutto senza polistirolo (che faccio un po' fatica a digerirlo)
44. Mi sono fatta il Leasing al viso. (..pensavo un mutuo...)
Direi che non sono stata lontana di qua per un po'... Di più! D'altro canto, sono sempre incollata al pc, faccio vita di clausura, divisa tra ufficio, dove trascorro quasi totalmente la mia giornata, casa dove vado in genere a dormire e a mangiare ed infine la palestra, che ultimamente bigio per problemi fisici dei quali mi sto occupando! Nessuna novità di sorta, se non che ho cominciato un certo tipo di percorso di conoscenza di me stessa che mi sta portando ad avere occasioni migliori a livello lavorativo e di approccio con il prossimo, chiunque esso sia. Come dicevo, sono più serena, riesco ad affrontare meglio le sfide che mi si pongono pressochè quotidianamente, in maniera più razionale e meno di stomaco... visto e considerato che fino a qualche tempo fa, il mio risveglio era sinonimo di nausea. Ero nauseata da quello che avevo attorno eppure, così assuefatta da non riuscire a reagire. Venivo trattata male al lavoro, mi facevano sentire una cretina, o comunque una bambina di 10 anni della quale non ci si poteva fidare o peggio, alla quale nessuno si sarebbe permesso di affidare un compito di responsabilità. Eppure, quando è venuto il mio momento, con tutta la sicurezza che avevo acquisito in me stessa, ho provato di essere in grado di tenere a bada le situazioni. Semplicemente era più facile giudicarmi, senza testare le mie reali capacità, piuttosto che mettermi alla prova e rendersi conto che il giudizio dato su di me inizialmente era palesemente errato. Insomma, ho ribaltato la situazione, portandola a mio favore e le cose ora come ora, stanno andando decisamente meglio. Anche il lavoro mi soddisfa di più, sebbene debba combattere con un capo che 8 giorni su 7 è smaronato e vorrebbe scaricare sull'intero ufficio il suo stato d'animo. Non mi faccio turbare, ma anzi, cerco di regalargli un sorriso in più, con una battuta, piuttosto che con un lavoro fatto bene. Ho la responsabilità della mia vita nelle mie mani e faccio più attenzione alle mie azioni ed alle reazioni e conseguenze che queste provocano negli altri e sento che sto prendendo in mano il mio futuro.
Con il sole nel cuore, sento che tutto può accadere.
Innanzitutto BUON FERRAGOSTO!
Oggi mi son presa un giorno di libertà dal lavoro per staccare un attimo e concedermi un po' di sano riposo, visto che ultimamente arrivo in ufficio alle 9 e ne esco alle 20 passate. In compenso, il telefono non smette di suonare - perchè c'è chi mi "vuole", lavorativamente parlando - anche oggi, il moroso ha deciso di mettersi a studiare proprio OGGI, e mia mamma da quando alle 10 mi son svegliata, non ha fatto altro che lamentarsi che non sta bene. Perfetto. Insomma, anche oggi ho il mio bel daffare. Tanto ormai ci sono abituata. Ma non ho motivo di rovinarmi la giornata, ormai sono così abituata a prendermi cura degli altri o a sentire i loro sfoghi emotivi, che mi scivola tutto addosso. Non che non mi importi del benessere delle persone che mi stanno attorno, ma parto dal presupposto che per prima cosa, mi deve interessare il come sto io. Il resto, è una naturale conseguenza. Nulla mi tocca, nulla ha più il potere di turbare il mio stato di benessere. Sorrido molto di più ora ed anche i mal di testa che mi venivano quando mi sentivo sotto pressione, sono svaniti. Mi basta prendermi cinque minuti in cui il mondo resta fuori, e torno carica come una pila duracell. Niente droghe, solo una sferzata di ottimismo. Ormai ho imparato come fare.
Sono stata lontana da qui, lo so. Ma non è stato per niente. Avevo bisogno di riflettere, di pensare a cosa non andasse. In me intendo. All'approccio mio con gli altri, a cosa mi portava a sentire dolore, a sentirmi vivere dalle cose e non a viverle in prima persona. E qualcosa ho iniziato a capire. Non ho finito d'imparare, sto cominciando piano piano a muovermi in armonia con quello che ho intorno, con quello che ho dentro. Oggi ho imparato una nuova lezione. Basta lamentarsi di ciò che non va. Occorre agire per farlo andare come si vuole. Troppo facile dire che gli altri si approfittano di noi. Siamo noi che glielo permettiamo. E poi ci lamentiamo. Occorre fatica per cominciare a pronunciare i NO, ma poi, quando si comincia, ci si sente meglio, liberati dal peso del dover fare perchè gli altri vogliono così. Non si tratta di essere egoisti, si tratta di cambiare le cose che non vanno e delle quali ci si lamenta.
Beautiful
Oh ma, son diventata grande e Beautiful è ancora lì. Ma quanta roba mi sono persa in questi anni?! Voglio dire, sono arrivati alla bellezza di 5mila 160 puntate come far conto di ridere e volete sapere una cosa?! Ci sono ancora tutti i personaggi! Manca solo la mitica Sally che poveretta non c’è più. Ma gli altri ci son tutti. Broke continua a zompare con uno e con l’altro, Mascellone Forester non demorde ed è più tamarro oggi di quando aveva vent’anni.
Dammi un bidone ogni tanto...
Certo che ci vuole proprio una fortuna sfacciata, un culo sproporzionato, per certe cose. Tutti aggettivi che non si addicono sicuramente alla sotto e scritta. Allora, facciamo due calcoli. Avrò su per giù, giù per su, circa o quasi un… diciamo… dieci amiche, tolte quelle che hanno sfornato dei pargoli e si fanno sentire tra una poppata, un cambio di pannolo e l’altro, quelle che sono nella prima fase dell’immorosimento e si devono contenere con le uscite con le compagne di merende e quelle che vedono il moroso una volta al mese e questa, guarda un po’ il caso, è proprio quella volta. Ecco, perfetto. Serata organizzata da almeno una settimana con tanto di giro di telefonate di conferma, cambi di programma e di orari per far collimare le esigenze di tutte. Io esco in fuga dal lavoro per un full immersion di 3 ore e mezza per un restauro da estetista-parrucchiere-abbigliamento, neanche si trattasse della Cappella Sistina, ma quando ce vò, ce vò. E mi presento lì, bella come il sole, (tipo la pubblicità del Lucano, ma vestita decisamente meglio), al localino per fare l’aperitivo e partire bene con la serata… quando… il cellulare suona. Colpo di scena. È
I love your lips...
Io lo dico sempre che qualcuno, prima di parlare, dovrebbe attivare il suo personalissimo Salvalafaccia Beghelli, perché non c’è verso, non c’è neurone che tenga. Prendi
Please, listen to me! Ti preg!
Voglio, desidero, ci tengo a puntualizzare una cosa. Che un uomo per una volta apra le sue orecchiette da insetto scoppiettante e mi stia a sentire. Ammetto che noi donne non teniamo mai a freno la nostra lingua, siamo sempre lì a fare del cicaliccio come delle cocorite, pii..pii…piii, sempre lì a parlare, traboccanti di informazioni come
I Suv - Perchè?!
Io mi domando e mi chiedo. Ma in un paesuccio come Cesenatico, in cui l’unico dislivello è quello dei dossi disseminati per la città che oltretutto sono asfaltati, che senso ha averci un Suv. Sti macchinoni con le ruote grandi come i BigFoot americani, che tengono il posto di tre macchine normali, alti come dei tir. A Cesenatico, a cosa serve avere il Suv, sto macchinone grande che mai. Dove devi andare, cara la mia signora cinquantenne? Mi vai a fare le derapate la domenica pomeriggio in spiaggia? C’hai una mandria di bufali da pascolare dietro nell’orto di casa? Oh, tu che strombazzi come un’invasata perché vuoi passare anche se le sbarre sono chiuse… Ah… devo stare zitta perché ho una commercialissima, banalissima, sfigatissima Opel Corsa, ho capito! E tu invece che c’hai sto po’po’ di carrofunebre rialzato hai tutto il diritto di passare. E allora passa, passa e va’, va’ dove ti porta quello stramaledetto Suv. Perché poi sti macchinoni, non sono altro che la compensazione di qualche mancanza. Voglio dire, chi ha un Suv, se ne sta lassù in alto a guardare tutti gli altri miserissimi automobilisti, a guardarli dall’alto in basso, come delle formichine. E’ sintomatico forte! Poi ci avete mai fatto caso che ste macchine qua mica le guidano i giovani, belli freschi, aitanti, prestanti. No, li guidano le donne di una certa età, magari basse e cicciotte che a loro ci vuole lo sgabello per salirci su e devono parcheggiare a due dita dal marciapiede perché così hanno il rialzo per scendere. Ma prenditi una Smart o una Punto. Dove mai dovrai andare che hai bisogno del fuoristradone? Vai a fare la spesa la mattina, mica devi fare
Laureando in intuizioni!
Certo che certi uomini bisognerebbe clonarli. Come le carte di credito. Copiarli pari pari, perché se rinascono, state certe, non rinascono uguali. Dei fulmini di furbizia. Laureati in intuizioni da neuro. Prendi Piero, il marito di Mirella. Lei incinta di 5 mesi, con una pancia che potrebbe tranquillamente contenere una squadra di calcetto già con la casacca, che si lamenta tutto il tempo per la fatica che fa a portare a spasso quel po’ po’ di zavorra, che rantola dai dolori di schiena che la colgono ogni volta che sta più di 30 secondi in piedi. Ebbene, ho incontrato lui, all’epoca. “Allora
Tutto ma la sauna no!
No, mai e poi mai. Non voglio, non lo faccio. Son mica scema.
Arg... Gulp... Perdinc!
Arrrrr…. Grrrrr…. Oggi ringhio come una cane idrofobo. Meglio tenersi alla larga, ben lungi da me o rischio di mordere e di lasciare un bello stampino. Trentadue denti tatuati su un polposissimo braccino. Così, già che ci sono, faccio pure uno spuntino che mi son messa a dieta e c’ho la pancia che brontola come un trattore ingolfato. E’ che invecchiando divento saggia e devo spargere le mie pillole di saggezza in giro. Non posso farne a meno. Mi vengono fuori come i rutti, non riesco a trattenerle. Il fatto è che più vado avanti con l’età, e più me ne rendo conto. Siamo sempre lì a parlarci addosso, non teniamo mai la lingua in bocca e ci ostiniamo a fare i diplomatici, a spiegare e rispiegare le cose a gente con quintalate di prosciutto coppato nelle orecchie e sugli occhi che non solo non capisce, ma proprio un minimo sforzettino di comprensione non ha intenzione di farlo. Basta con la buona educazione, con l’essere comprensivi con il prossimo. A ignoranza si risponde con ignoranza. La mia mamma me lo dice sempre. E’ come parlare con uno che non parla la tua lingua. Hai voglia a spiegarti. Neanche i gesti funzionano dopo un po’ e allora tocca fare basta. Stop. Fermi tutti. Basta col farci prendere a schiaffi sul nostro bel visino e porgere l’altra guancia. Iniziamo a porgere una bella pedata. Una bella entrata a gamba tesa sul malleolo o una testata alla Zidane. Più una ha i piedi lunghi e meglio viene il calcione. Un bel 42 di piede, magari coadiuvato da un bel tacco, sulle chiappe di chi non vuol capire: non gli farà aprire le orecchie, ma una bella scrollatina almeno se la piglia e noi ci togliamo una soddisfazione. Poi smettiamola con gli “scusi”, “permetti”, “ti dispiace” e piccipicci vari, dopo che siamo state trattate male. Su la testa! Di che abbiamo paura? Noi donnine dobbiamo farcela finita di prendere su e portare a casa, quando i nostri cari ometti fanno il buono e cattivo tempo e non hanno nemmeno la scusa dell’indisposizione per sclerare (perché NOI, secondo il mondo maschio, abbiamo le ‘nostre cose’ quando avanziamo pretese o siamo un po’ più critiche del solito!). Ve la dico tutta: un bel Vaffa… e via che si va con un filo di gas. Perché in molte occasioni, è un po’ come il confetto Falqui. Basta la parola, l’importante è che sia scandita bene.
Mi butti un occhio?!
Certe persone, se non ci fossero… si starebbe più larghi, ma si farebbero molte meno risate. Dai, il mondo sarebbe un po’ più noioso. E allora, a pensarci bene, è meglio che certi soggetti ci siano, che ci calpestino i calli in giro per la vita. La mia amica Cinzia è una di queste persone. E’ una fucina, ma che dico fucina, una cucina, un forno a legna di figuracce. Una portatrice sana di figure del menga ed ideatrice irriducibile di situazioni imbarazzanti. Di quelle situazioni in cui se hai in borsa una vanga, è la volta buona di utilizzarla. Ma non contro di lei, piuttosto per fare un buco e metterci la testa dentro per non vedere. Lei è eternamente sul pero che mangia le nespole come dice mia mamma, passa tutto il tempo a non accorgersi delle figure che fa e poi, dopo averle fatte, ti guarda come per dire: “Io?! Ma cos’ho detto?!”. Per dirvi. L’altra mattina mi telefona tipo alle 8 e mi fa: “Dai che ci andiamo a prendere un caffè insieme e facciamo due chiacchiere.” Ohi, come no, ci sono. Allora, dovete sapere che lei viaggia notte e giorno, estate e inverno, perennemente in scooter – ha tentato di prendere la patente ma, a parte rimorchiare l’istruttore e farsi lasciare, non è riuscita a superare l’esame pratico – e il suo scooter è nove volte su dieci in riparazione. Sgarrupato un po’ come lei. E’ più le volte che non s’accende di quelle in cui si accende. Un po’ come il cervello della Cinzia insomma. Dicevo. Ci troviamo al bar in una zona in cui ogni tanto motorini e biciclette inspiegabilmente spariscono. Puff…. Esci e non ci sono più. Lei parcheggia davanti al bar, io l’aspetto, facciamo colazione e, mentre io la saluto e me ne vo, sento lei che col barista, un tizio che conosceva, ma che notoriamente ha un occhio di vetro grosso come una biglia di quelle con le foto dei ciclisti sopra (insomma si vede parecchio che è finto!), fa: “Senti, io vado un momento in bagno. Non è che mi butti un occhio al motorino?!” Il barista, con un bel po’ di filosofia, le ha risposto cordialmente: “Ti butto il destro, perché ho la protesi nuova di zecca in quello sinistro…” Per fortuna che c’è gente che non se la prende in giro…
Elefantiadi
Elefanti in vetreria. Ecco, certi uomini hanno la stessa sensibilità di un elefante in una vetreria di Murano. E’ che non ci prendono sul serio. “Ma che bella ragazza… guarda che carina…” Ehm… veramente dietro questa faccia da angioletto si nasconde una giornalista che in realtà ti aveva fatto una domanda seria, e aspettava una risposta altrettanto seria. Caro mio, quando smetti di guardarmi le tette e scolleghi il cervello dall’ormone, fammi un fischio che ti ripropongo la domanda, chissà che non arrivi a rispondermi, possibilmente prima che io entri in menopausa. Per alcuni è troppo difficile, sembra quasi una questione di orgoglio, più che di ormoni. Si rifiutano proprio di starci a sentire, almeno su certi argomenti. E’ come quando stai in macchina con il tuo lui che vaga alla ricerca di un indirizzo nuovo. TU, donna, dotata di un minimo senso dell’orientamento, che OSI dire: “Caro, guarda, su quel cartello c’è scritto….” e vieni zittita in un nano secondo, perché è LUI ad avere il volante in mano, è lui a casa a portare i pantaloni E, DI CONSEGUENZA, a sapere esattamente dove sta andando. E non fa asssolutamentissimo testo il fatto che stia vagando da circa 45 minuti tra sensi vietati, cantieri e inversioni a U. Arriverebbero a finire la benzina, piuttosto che ammettere che forse e dico, forse, dovevano darci retta e, per una volta, starci ad ascoltare. Ecco, la situazione è più o meno la stessa. Che parliamo di orientarsi nel traffico, di calcio o di lavoro, non c’è santo che tenga. Non ci filano manco di striscio. Certi uomini si foderano le orecchie di prosciutto coppato e fanno finta di niente. Diograzie che non ci fischiettano nella faccia. Fiuuu… Fiuuu… Non siamo credibili insomma. Una donna che parla di calcio? O che fa domande intelligenti? Aiuto! Si salvi chi può! Non si è mai vista… Che poi il bello è che quando poniamo domande a tono, cadono dal pero di botto, si risvegliano improvvisamente dal loro torpore e ci guardano stupiti e increduli con l’espressione dei tre pastorelli cui è apparsa
Affacciati alla finestra ammmmore mio!
“Affacciati alla finestra amore mio… per te da questa sera ci sono io…” Mo caro il mio bel cherubino Lorenzo Jovanotti, tu sì che sai come conquistare una donna. Sei la dimostrazione vivente del fatto che se le parole sono quelle giuste, anche uno stonato come un campanone può avere successo. Basta rapparle allegramente, yo yo! Perché la forma poi, conta relativamente, conta fino a un certo punto, è il contenuto il vero protagonista della faccenda. Dai, l’importante alla fine è capirsi. Poi, voglio dire, vuoi mettere un prode principe azzurrino, che arriva col suo brocco bianco sporco e che ti dedica una canzonetta d’amore? Ma quanto è romantico? Dev’essere proprio avanti. E’ una sorta di mosca bianca su una montagna di…roba scura che non vi dico cos’è per delicatezza. Perché adesso c’è sta roba di mandare gli essemmesse… quei cacchi di messaggini… E T.V.T.T.T.B. e M.M.U.C. e T.A.T.. E che è? Ci son gli sconti sulle consonanti?! Compra due vocali da Mike Bongiorno, su! Io non capisco, non riesco a farmene una ragione. A cosa servono tutte ste sigle. Non è che il costo dei messaggini varia a seconda che uno aggiunga una letterina in più. Poi, oltretutto, se uno ti deve mandare un sms in cui ti dichiara il suo amore, che figura ci fa a scrivere T.V.T.T.B.?! Già che ci sei allora, mandami un messaggio in linguaggio Morse, una sfilza di puntini e lineette, per dincibaccolina, se proprio vuoi risparmiare. Se no facciamo anche senza. Ma sarà roba? Mi vuoi dire che mi ami? (Si scrive Miami, si pronuncia Maiemi!... Ah, no, quella era un’altra cosa…) Conosci l’italiano? E allora scrivimelo bene, con tutte le letterine al loro posto. Toh, i 10 centesimi, amore mio, te li do io, così te li risparmi! Giuro, è una di quelle cose che mi danno proprio sui nervi, sarà che sono una romanticona e sono rimasta arenata come una balena su una secca, alle vecchie letterine piene di baci inrossettati, e che anche dopo 15 anni sono intrise di quel profumo ormai fuori modissima, ma che era tanto piccipicci. Basta con tutte ste robe stitiche, come se avessimo il Gutalax che ci comprime il cuore. Liberiamo le nostre lingue biforcute e spargiamo a destra, a destra e a manca a manca tutto il nostro ammmore. Love is in the air! E la sclero è nei paraggi!
Disse un giorno un mio caro amico:
"L'essere umano ha l'immensa fortuna di potersi esprimere e, volendo, di farsi capire. QUANTE VOLTE SI SAREBBERO POTUTE DIRE COSE CHE IN UN TEMPO FUTURO O POCO OPPORTUNO NON SI SONO PIU' VOLUTE ESPRIMERE?! Non tutti, Nico, hanno la possibilità e l'interesse di passare da questa pagina web per leggere le tue profonde riflessioni sulla tua vita e sul via-vai di questa società. Non tutti riescono a leggerti negli occhi che ciò che riesce a muoverti qualcosa dentro,sarà di lì a poco "fissato" sul tuo blog. Oltre il colore verde di quello sguardo, c'è un macinino che lavora 24 h su 24, ma perchè la bellezza delle tue riflessioni e del tuo pensiero possano essere ancor di più apprezzate, devono giungere a tante orecchie oltre che a tanti occhi.....questo è il mio consiglio, niente di più."
Ma allora perchè è così difficile parlare? Forse perchè siamo sempre più preoccupati che ci sia qualcuno in ascolto o perchè temiamo che qualcuno ci ascolti davvero e che ciò che vogliamo dire, in qualche modo, possa modificare lo stato di "coma vigile" nel quale ci siamo calati dalla notte dei tempi...
Temiamo di assumerci le responsabilità dei nostri atti, delle conseguenze delle nostre scelte, di quello sconvolgente sconosciuto futuro che ci attende un passo più avanti... Le cose cambiano, la vita va avanti e forse, il momento per dire certe cose, è già passato e non può tornare. Mai più. E allora resta un rimpianto, per non aver detto, per non aver agito quando era il momento, per non essersi tolti quel dubbio che macina ancora lì e che alimenta la fiammella del "se avessi..."
Ho iniziato una new adventure. E' più intimistica delle altre. E' qualcosa che mi rilassa e mi dà forza. Devo dire grazie ad un mio amico che mi ha detto: "Prova, non costa nulla e non fa male". Non si tratta di sostanze strane, non è certo quello che mi serve. Diciamo che è più una lezione per la vita, per imparare a prendere le cose diversamente, perchè in fondo, se certe cose accadono, non sono per sfiga o perchè gli astri ci remano contro. Ma sono in qualche modo, semplicemente, l'effetto - talvolta a distanza - di azioni che abbiamo compiuto. Ho scoperto di avere la forza di affrontare ogni cosa, ho scoperto che se gli altri non vengono a me, non è perchè a loro di me non interessa, ma perchè forse attendono solo che io faccia il primo passo nella loro direzione. Ho scoperto che iniziare una giornata con un sorriso, dà una carica incredibile. E che pensare che i problemi si affrontino uno alla volta, anche se arrivano tutti in un botto, è già un primo modo di risolverli. Avevo bisogno di capire queste cose che, seppur banali, non sempre sono alla portata, non sempre sono così immediate. Ho scoperto l'uovo di Colombo? Forse avevo bisogno di scoprirlo. Fatto sta che ora mi fermo, mi prendo un'ora e mi fermo. E mi rilasso. E mi ricarico.
Sembro lo spot della Wind...
Ho scoperto che niente accade per niente. E probabilmente gli incontri non accadono mai a caso, ma ci lasciano sempre qualcosa che ci può aiutare a cambiare in meglio.
A Maggio lo psicologo è gratis! (se siete ai miei livelli, considero vivamente di andarci!)
A parte gli scherzi, se andate su www.mip2008.it trovate quasi 600 psicologi che offrono a maggio un incontro psicologico gratuito.
Sul sito è possibile trovare lo psicologo geograficamente più vicino a casa vostra.
C'è anche la possibilità di prendere parte, in alcune città, a maggio, di partecipare ad incontri a tema e seminari gratuiti. Info si possono trovare al link www.mip2008.it/programma.asp
Risvegli...
Non ho sentito la sveglia. Mi sono rotolata giù dal letto come una slavina in montagna. La casa è talmente deserta che non mi stupirei di incontrare un beduino sul tappeto della sala. Urge caffeina... Nella mia singletudine abitativa ho imparato una regola fondamentale: la macchinetta del caffè, ci mette più tempo lei a preparare una minuscola dose di caffè che non io a vestirmi... quindi priorità assoluta alla cialda che non alle operazioni mattutine di bellezza. Oggi lo prendo ristretto e senza biscotti, quasi per impegnarmi ad avere un infarto. Azz non ho tempo... e, cacchio, stamattina niente Giuliaccino che mi dà le previsioni del tempo. Esco di casa con una crepa in faccia che paio Scarface, umore alto quanto quello di un condannato al patibolo, ma so che posso tentare di svegliarmi con il mio magico lettore mp3. Lo accendo. Lampeggia rosso. Bon! Morto. Vedo il tram partire, porca zozza. Question: mi metto a correre, rischiando di trasformarmi in un procione, con la matita che mi cola fino al doppiomento, di perdere la milza per strada o confido nell’Atr e oggi SO che ci sarà subito un altro tram pronto per me? Ok, vada per la seconda, trotterello allegramente fino alla fermata. Respiro un po’ di smog per calmarmi un momento, ma il morale è ancora sotto i tacchi. Le sfighe però, si sa, non vengono mai da sole. Infatti stamattina vengono accompagnate da lui: un uomo. Arriva, mi si avvicina. Testa bassa, i pantaloni più ascellari che si siano mai visti e che provocano “l'effetto spongebob”... e soprattutto alito di quelli che ti infeltrisce anche i vestiti, con una S che ti spettina. Oddio, sembra pesantemente depresso. Il che significa che, alle 7,40 del mattino, HA VOGLIA DI PARLARE. Cerco di confondermi tra i manifesti pubblicitari. Mi spalmo a mo’ di moscerino sul parabreeze, sul poster di Calvin Klein. Mi fingo una modella. Posizione della cozza sullo scoglio. Niente. Mi vede. Mi metto a frugare improvvisamente nella borsa, cercando di infilarmici dentro con tutta la testa. Ma niente. “Buongiornooooo”. Ecchite là. Tanaliberatutti. Conversazione che pare un mix tra “Ballarò”e “Annozero” con il ritmo incalzante di Marzullo nelle ore di sonno. Bilancio della mattinata di non lavoro: colazione zero, musica zero, smaronamento biblico. La prossima volta, ho deciso, corro. Fino all’ufficio. A costo di travolgere le vecchine ai semafori.